Che Guevara è nato il 14 maggio

Anni fa mi sono imbattuto in un’informazione sulla nascita del rivoluzionario argentino Ernesto Che Guevara che sarebbe avvenuta un mese prima rispetto a quanto era noto fino ad oggi.

Come riportato anche su accaddeoggi.it la circostanza  è stata raccontata da Celia de La Serna, madre di Ernesto, spiegando di avere deciso di registrare la nascita del bambino con un mese di ritardo per nascondere a parenti e amici il fatto di essere già incinta prima del matrimonio con Ernesto Guevara Linch, celebrato il 10 novembre 1927.

Insieme decisero di tenere nascosta la nascita del piccolo Ernesto per un mese registrandolo all’anagrafe come nato il 14 giugno 1928, una data che consentiva a entrambi di sostenere la tesi del parto prematuro al settimo mese.

Il libro “Che Guevara: a revolutionary life” di Jon Lee Anderson pubblicato nel 1997 lo racconta in questo modo:

 

Una piantagione a Misiones

C’era qualcosa che non andava nell’oroscopo. Se Ernesto “Che” Guevara era davvero nato il 14 giugno 1928, come risultava dal certificato di nascita, allora era un Gemelli, e neanche dei più brillanti. L’astrologa, un’amica della madre, aveva fatto e rifatto i calcoli, ma il risultato era sempre lo stesso. Il ritratto che ne emergeva era di una personalità scialba, subalterna e con un’esistenza banale.
Questo accadeva nei primi anni sessanta, quando il Che era già una delle persone più famose al mondo e il “Time” gli aveva dedicato una copertina. Era una figura carismatica, con una grande visibilità, ed era celebre per il suo spirito indipendente.
Quando l’astrologa le mostrò perplessa quel mediocre quadro astrale, la madre del Che si mise a ridere e svelò un segreto che aveva gelosamente custodito per oltre trent’anni: il figlio in realtà era nato un mese prima, il 14 maggio. Non era un Gemelli bensì un Toro, risoluto e caparbio.
La donna spiegò che quell’inganno si era reso necessario perché era già incinta di tre mesi quando aveva sposato il marito. Subito dopo il matrimonio, la coppia aveva lasciato Buenos Aires per raggiungere Misiones, una provincia sperduta in mezzo alla foresta, circa duemila chilometri a nord del fiume
Paraná, al confine settentrionale dell’Argentina con Paraguay e Brasile. Una volta lì, il marito aveva messo su una piantagione di yerba mate, mentre lei portava avanti la gravidanza al riparo dagli sguardi indiscreti dell’alta società di Buenos Aires. Un amico medico falsificò la data sul certificato di nascita posticipandola di un mese per evitare lo scandalo.
I due informarono le rispettive famiglie della nascita del bambino solo un mese dopo, raccontando di aver provato a raggiungere Buenos Aires, ma le doglie erano arrivate prima del
previsto. Un neonato di sette mesi, in fondo, non era un fatto poi così insolito. Qualcuno forse nutrì dei dubbi, ma tutti vollero credere alla loro versione e presero per buona la data di nascita ufficiale. Del resto, che persino la nascita del Che sia legata a un sotterfugio è coerente con il suo personaggio, avendo egli dedicato gran parte della sua vita ad attività clandestine per poi morire a causa di una cospirazione.

II

Quando nel 1927 Ernesto Guevara Lynch conobbe Celia de la Serna, lei si era appena diplomata al Sacré Coeur, il prestigioso liceo femminile cattolico di Buenos Aires. Naso aquilino, capelli neri ondulati e occhi marroni, Celia all’epoca aveva vent’anni e da lei emanava un fascino particolare; era colta ma inesperta delle cose del mondo, credeva in Dio ma si poneva delle domande. Insomma, era pronta per un’avventura romantica.
Celia era una vera aristocratica argentina, direttamente imparentata con la nobiltà spagnola, e vantava tra i suoi antenati un viceré del Perú ai tempi dell’impero coloniale e un famoso generale argentino. Il nonno paterno era stato un facoltoso latifondista, mentre il padre, uno stimato
professore di diritto, era stato anche deputato e ambasciatore.
I genitori morirono quando Celia era ancora una bambina, così lei e i sei fratelli furono affidati a una zia molto religiosa. La famiglia possedeva proprietà che garantivano una cospicua rendita, e una volta compiuti i ventun anni a Celia sarebbe toccata una bella fetta dell’eredità.
Ernesto Guevara Lynch all’epoca aveva ventisette anni, era un giovane affascinante, abbastanza alto, con il mento e la mandibola pronunciati. Gli occhiali per l’astigmatismo gli conferivano un’aria da impiegatuccio che traeva in inganno, perché in realtà aveva un carattere esuberante ed estroverso, un temperamento passionale e una fantasia sconfinata. Era il pronipote di uno degli uomini più ricchi del Sudamerica e tra i suoi antenati si contavano esponenti della nobiltà spagnola
e irlandese, anche se negli anni la famiglia aveva perso gran parte delle sue fortune.
A metà del diciannovesimo secolo, quando l’Argentina era governata dal dispotico signore della guerra Juan Manuel de Rosas, gli eredi maschi dei ricchi clan Guevara e Lynch erano fuggiti dal paese per lanciarsi nella corsa all’oro in California. Una volta tornati dall’esilio, i discendenti delle due famiglie nati negli Stati Uniti, Roberto Guevara Castro e Ana Isabel Lynch, si erano sposati.
Ernesto, futuro padre del Che, era il sesto degli undici figli di Roberto e Ana Isabel. La famiglia non se la passava male, ma non apparteneva più all’aristocrazia fondiaria. Il padre lavorava come agrimensore, mentre Ana Isabel si occupava dei figli a Buenos Aires. Trascorrevano l’estate in campagna, in un casale che sorgeva sui terreni ereditati dalla madre dopo la spartizione dell’antica tenuta di famiglia. Per preparare il figlio a una vita di lavoro Roberto Guevara lo aveva mandato in una scuola pubblica, non mancando mai di ripetergli: “L’unica aristocrazia in cui credo è l’aristocrazia del talento”.
Per nascita, tuttavia, Ernesto apparteneva pur sempre all’alta società argentina. Era cresciuto ascoltando dalla madre le storie sulla vita di frontiera in California, e i racconti terrificanti del padre ; in quel periodo studiava architettura e ingegneria all’università, ma abbandonò gli studi prima della laurea. Anche lui voleva la sua parte di avventura, voleva costruire da sé la sua
fortuna, e così usò la modesta eredità del padre per realizzare quel sogno.
Quando conobbe Celia de la Serna, Ernesto aveva appena investito gran parte del denaro in una compagnia che costruiva yacht, l’Astillero San Isidro, in società con un parente ricco. Per qualche tempo lavorò nell’azienda come caposquadra, ma quell’impiego non era abbastanza stimolante per lui. Subito si appassionò a un nuovo progetto: un amico lo aveva convinto che poteva fare fortuna coltivando yerba mate, la bevanda eccitante tipica di quelle aree, bevuta da milioni di argentini.
La terra costava poco a Misiones, una provincia coltivata prevalentemente a mate. Abitata in origine dai missionari gesuiti e dagli indios guaraní da loro convertiti nel sedicesimo secolo, e annessa all’Argentina solo cinquant’anni prima, la provincia stava diventando in quel periodo meta di coloni. Vi si riversavano speculatori fondiari, danarosi avventurieri e poveri emigranti europei.
Curioso di vedere di cosa si trattava, Guevara Lynch partì per Misiones e, una volta lì, fu colto anche lui dalla “febbre della yerba mate”. Il suo capitale era ancora bloccato nel cantiere navale, ma attingendo all’eredità di Celia avrebbe potuto acquistare terra sufficiente per metter su una piantagione e, almeno così sperava, arricchirsi grazie al redditizio “oro verde”.
Com’era prevedibile, la famiglia di Celia fece quadrato contro lo sprovveduto corteggiatore. Non avendo ancora compiuto ventun anni, in base alla legge argentina la ragazza doveva ottenere l’autorizzazione della famiglia per sposarsi e per entrare in possesso dell’eredità. Celia aveva chiesto l’approvazione dei familiari, ma le era stata negata. Pronta a tutto pur di ottenere quello che voleva, anche perché all’epoca era già incinta, Celia organizzò con Ernesto una fuga d’amore per costringere la famiglia a dare il consenso, rifugiandosi dalla sorella maggiore. La prova di forza funzionò, e il matrimonio fu approvato. Per ottenere l’eredità, tuttavia, Celia doveva rivolgersi al tribunale; il giudice stabilì che le fosse accordata una parte del lascito, che comprendeva un’estancia nella provincia centrale di Córdoba in cui si coltivavano cereali e si allevava bestiame, e una parte dei titoli al portatore del fondo fiduciario a lei intestato. Ce n’era abbastanza per comprare
la piantagione di mate a Misiones.
Celia ed Ernesto si sposarono il 10 novembre 1927 con una cerimonia privata in casa della sorella di lei, Edelmira Moore de la Serna. “La Prensa” di Buenos Aires ne diede notizia nella rubrica “Día Social”. Subito dopo, i novelli sposi lasciarono Buenos Aires per la provincia selvaggia di Misiones.
“Decidemmo insieme che cosa fare della nostra vita,” scrive Guevara Lynch nel libro di memorie pubblicato anni dopo. “Ci lasciammo alle spalle i pentimenti, il moralismo e l’opprimente muraglia di parenti e amici che volevano impedire il nostro matrimonio.”

Un racconto di cui i prossimi libri di storia dovranno riferire unitamente a quella che è, e resta, la data documentale di nascita del Che.

Il libro lo trovate qui insieme all’anteprima citata:

Prezzo: EUR 24,65
Da: EUR 29,00



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