Per lasciare una traccia

Prendo in prestito il titolo di una canzone di Vito Paradiso di inizio anni ’80 pensando che forse è in ognuno di noi il desiderio di “significare”, credere di non essere passati invano nelle vite che nel corso della nostra abbiamo incrociato.

Nulla di grande o di imponente, ma solo un piccolo segno che a tempo debito possa far dire “Io quello lì l’ho conosciuto!” magari con un accenno di emozione; penso a questo perché vado invecchiando e perché oggi cercando tracce di persone che ho conosciuto ho trovato un articolo che racconta come erano le radio nei primi anni in cui ho iniziato ad occuparmene e l’averci trovato dentro il mio nome mi ha stupito, favorevolmente.

L’articolo, raccontando il panorama radiofonico di Salerno di quarantanni fa, diceva:

“Nel fermento culturale di quegli anni si formarono numerosi professionisti dell’informazione, come Eduardo Scotti e Vincenzo Nigro di Repubblica, Paolo Russo del Mattino, Pippo Pelo di Radio Kiss Kiss, Francesco Cataldo di Radio Italia. La radio, inoltre, diede ai giovani l’opportunità di far sentire liberamente la propria voce, come testimonia GianluigiPalamone, pediatra, che tra l’80 e l’85 condusse su Radio Salerno 1 “Rock Waves”, una trasmissione musicale innovativa e all’avanguardia. «Avevo modo di condividere la mia passione facendo ascoltare musica del big bang New Wave altrimenti molto poco presente in radio a quei tempi. Ogni venerdì dalle 22, seguito da un pubblico affezionato, selezionavo e commentavo una ventina di brani. C’era chi telefonava per ringraziare, chi registrava le puntate su cassette da collezionare, chi conoscendomi mi confessava, anche dopo anni, di aver amato tanto quel programma. La bellezza della radio libera, insomma, di cui oggi si sente la mancanza”

 



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