Il vaccino antinfluenzale obbligatorio

Leggo che nel Lazio il vaccino antinfluenzale sarà obbligatorio: il TAR ha rigettato la richiesta di annullamento presentata dal Codacons.

Mi sono chiesto perché vaccinarsi contro l’influenza e la risposta che ho trovato è che questo semplifica la diagnosi di Covid-19, ovvero: se dovessi presentare sintomi parainfluenzali di febbre e tosse in caso di soggetto vaccinato si tenderà a escludere che si tratti di influenza e si interverrà ipotizzando di trovarsi di fronte a un caso di coronavirus.

Ora resta da capire il margine di errore, ovvero qual è la percentuale di efficacia del vaccino antinfluenzale.

A questa domanda risponde il sito www.vaccinarsi.org promosso dal Ministero della Sanità dicendo che mediamente funziona nel 36% dei casi distinguendo tra i casi:

  • per il virus A (H3N2) l’efficacia protettiva è del 25%
  • per il virus A (H1N1)pdm09 è del 67%
  • per tutti i virus B è del 42%.

quindi sulla base dell’efficacia media dichiarata dalle autorità sanitarie un ipotetico 33% (che può salire al 75% e ha come valore medio 64%) di coloro che sono stati vaccinati, in caso di sintomi sospetti verranno da subito trattati come infetti da Covid-19 e verrà sottoposto a tampone anche se con buona probabilità avranno solo preso l’influenza.

Il restante 25-67% (i valori di efficacia dichiarati in base al tipo di virus) che presentasse invece sintomi allarmanti sarà stato certamente colpito da Covid-19 e per questo verrà sottoposto a tampone.

Dunque: chiunque avrà sintomi simil-influenzali sarà comunque sottoposto a tampone, che sia stato vaccinato oppure no contro l’influenza.

Visto così non mi sembra un provvedimento particolarmente efficace ma in tutta sincerità, spero di sbagliarmi.

Ecco di seguito il testo presente al 15/09/2020 sul citato sito vaccinarsi.org all’indirizzo:
https://www.vaccinarsi.org/notizie/2018/02/26/efficacia-del-vaccino-antinfluenzale-valutazione-cdc

L’efficacia ad interim del vaccino antinfluenzale stagionale è stata valutata in uno studio recentemente pubblicato nel “Morbidity and Mortality Weekly Report (MMWR)” a cura dei Centres for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta.

Dallo studio è emerso che l’efficacia generale del vaccino antinfluenzale è del 36 % , che significa che in una persona vaccinata il rischio di ammalarsi di influenza è ridotto di circa un terzo.

Nello specifico:

per il virus A (H3N2) l’efficacia protettiva è del 25%
per il virus A (H1N1)pdm09 è del 67%
per tutti i virus B è del 42%.
Tra le oltre 4500 persone considerate, la maggior parte dei casi di influenza è stata provocata dal virus A (H3N2), che è risultato responsabile anche dei casi più severi di malattia. Tra i virus B, invece, il ceppo più diffuso è stato il lineaggio Yagamata.

I risultati, in linea con quelli ottenuti alla fine della stagione 2016-2017, sono in contrasto con quelli ottenuti da analoghi studi effettuati in Canada ed Australia, che stimano un’efficacia intermedia rispettivamente del 17 % e 10 %.

Sulla base di questi risultati, gli autori sottolineano la necessità di trattare con terapia antivirale i pazienti, specialmente anziani, ospedalizzati affetti da influenza, con patologie severe o progressive, o quelli ad alto rischio di complicanze, indipendentemente dallo stato vaccinale.

E’ da notare che durante la stagione 2014-2015 l’efficacia vaccinale negli Stati Uniti è stata inferiore al 20 %; nonostante questo è stato stimato che il vaccino è stato in grado di prevenire circa 144.000 ospedalizzazioni e 3.400-4.000 morti correlate all’influenza.

La produzione del vaccino antinfluenzale efficace rappresenta una sfida sempre attuale, ma è vero che per ora rappresenta la nostra miglior difesa nei confronti dell’influenza. La vaccinazione non determina necessariamente l’assenza della malattia, ma riduce la durata e la severità dei sintomi e limita la diffusione del virus.

 



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