La vita che si vive

E’ il titolo di un articolo ritrovato su un giornale del 1898, alla data del 6 dicembre: lo riporto qui perché oggi espressioni come “rosso d’ira come un pomodoro” oppure “La sposa ebbe un’indigestione di bile” fanno un po’ sorridere e la storia si meritò una menzione su un giornale nazionale. Altri tempi, certo. Ecco l’articolo:

“Spigolature. Felicità rinviata. Il fatto è avvenuto a Trecento, piccolo Comune del Polesine. La signorina Amelia Lavezzo, leggiadra fanciulla appartenente ad una distinta famiglia del luogo, doveva impalmarsi con un simpatico giovinotto di Adria, Ettore Duse. Il mattino della cerimonia era giunto. I parenti e gli amici in abito di gala erano convenuti nella casa della sposa. Questa, chiusa nella sua camera verginale, stava indossando il suo abito nuziale, e si preparava ad adornarsi il capo con la tradizionale corona d’aranci. Lo sposo, raggiante di felicità e di desiderio, distribuiva strette di mano, affrettando il momento di poter involare l’amato bene. La mamma della sposa, tutta in faccende, correva qua o là per vedere so tutto era in ordino, attendendo il momento di spargere le due lagrimucce di circostanza. Gli invitati di più gagliardo appetito si avvicinavano alla cucina per scoprire, coll’aiuto del naso, quali appetitosi intingoli la cuoca stava preparando per il pranzo di nozze. Le signore, riunite in un angolo, occupavano il tempo nell’esame reciproco delle toelette, per poter fare più tardi le critiche d’uso. Le signorino folleggiavano, ponsando con sospiri di desiderio al giorno in cui anch’esso avrebbero avuto la loro festa maritale. Di fuori i buoni villici si propalavano a far feste agli sposi con gli evviva tradizionali e relativi spari di gioia. Ad un tratto prorompe nella casa un messo comunale con un comunicato urgerne, nel quale si avvertiva che la cerimonia non avrebbe potuto compiersi semplicemente perchè l’impiegato municipale di Adria si era dimenticato di fare, in tempo, le necessarie pubblicazioni. Rinunciamo a descriverò quale ottetto ha prodotto questa laconica notizia. Lo sposo, rosso d’ira come un pomodoro, voleva partirò per Adria per scagliarsi conio un cane arrabbiato sul disgraziato segretario. La sposa fece un’indigestione di bile; gli invitati, commossi, si offersero spontaneamente a mangiare egualmente il pranzo di nozze, ed i buoni villici se ne ritornarono alle loro case mogi e mortificati come i cani in tempo di pioggia. E tutto ciò per una dimenticanza!



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