Gasparini: non vaccinare i guariti che hanno anticorpi

“Il Tempo” il 22 novembre 2021 ha pubblicato un’intervista a Paolo Gasparini esperto del Consiglio Superiore di Sanità e Direttore di Genetica Medica dell’Università di Trieste in cui si affronta il tema della vaccinazione per chi si è ammalato di Covid-19.

I vari studi citati nel preambolo e pubblicato su The Lancet sembrano convergere sul fatto che i guariti dal Covid hanno un livello di protezione superiore a quello delle persone immunizzate con il vaccino; dice l’articolo: “I ricercatori dello Stroke Institute, Università del Missouri, hanno analizzato 9.119 pazienti con infezione da SARS-CoV-2 e concluso che la re-infezione è stata identificata nello 0,7% dei casi” quindi non impossibile, ma rara.

Conclusioni a cui giunge anche lo studio del Dipartimento di Medicina Interna all’Università di Graz in Austria che dice: “la frequenza dei ricoveri ospedalieri per re-infezione di persone già guarite dal COVID era di 5 su 14.840 soggetti (0,03%) e la frequenza dei decessi per re-infezione era di 1 su 14.840 persone (0,01% ).”

I ricercatori dell’Università di Newcastle aggiungono che in alcuni casi vaccinare i guariti da Covid-19 non solo non gli porta nessun beneficio ma  causa un maggior numero di eventi avversi: “su 972 operatori sanitari che avevano già avuto COVID-19 si era registrato un aumento del rischio di eventi avversi a seguito della vaccinazione BNT162b2/Pfizer”

Dall’articolo apprendo anche dell’esistenza di un Comitato Guariti Covid che sta lavorando per chiedere al governo italiano il riconoscimento della presenza di anticorpi da esame sierologico per ottenere il green pass.

Ecco alcuni passaggi dell’intervista rilasciata a “Il Tempo” da Paolo Gasparini:

Direttore, la protezione immunitaria acquisita dai guariti è superiore a quella acquisita con i vaccini? Ci sono studi scientifici che confermano questa tesi e perché? «I guariti sono immuni contro tutte le porzioni del virus a differenza dei vaccinati che sono stati immunizzati solamente contro la proteina Spike (una parte del virus). Diverse pubblicazione scientifiche inoltre dimostrano chiaramente che l’immunità naturale è maggiore e di più lunga durata di quella determinata dai vaccini»

«Penso che dovremmo agire come abbiamo sempre fatto sinora per altre malattie virali: in presenza di anticorpi circolanti non si vaccina ma al massimo, trattandosi di una forma nuova di virosi, si monitora nel tempo la quantità di anticorpi per valutarne l’andamento».

«Normalmente nei soggetti guariti da un’infezione virale e con anticorpi circolanti non si procede ad una vaccinazione. Non si capisce quale è il razionale per fare un’eccezione a quanto praticato nella medicina sinora e cambiare strategia nel caso del Covid19».

Negli Stati Uniti i CDC ha riportato (il 26 ottobre) il dato secondo cui i bambini che sono già venuti a contatto con il virus sono circa il 40%. Secondo lei è utile fare un sierologico prima di tutto? Qual è la strategia alla base della vaccinazione dei bambini già guariti?
«Certamente sarebbe utile eseguire un test sierologico sia per ottenere dati epidemiologici che per definire strategie vaccinali razionali e pertanto verosimilmente efficaci. Ai bambini guariti si possono applicare le stesse regole che dovrebbero essere applicate ai guariti adulti ovvero non vaccinarli ma eventualmente monitorare l’evoluzione del tasso anticorpale nel tempo».

«La stragrande maggioranza dei bambini che contrae il Covid19 non manifesta alcun sintomo o sintomi molto blandi tipo un raffreddore. Solo una minima parte manifesta una forma più grave e solo un numero veramente ridotto richiede l’ospedalizzazione.

L’articolo a firma di Luigi Frasca è disponibile integralmente sul sito de “Il Tempo” all’indirizzo:
https://www.iltempo.it/attualita/2021/11/22/news/covid-guariti-con-anticorpi-non-vanno-vaccinati-casi-gravi-paolo-gasparini-consiglio-superiore-sanita-29529932/



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