Il caso Pregliasco

La scorsa settimana la trasmissione televisiva “Fuori dal coro” raccontava di come nell’Ospedale Galeazzi di Milano il direttore sanitario Fabrizio Pregliasco avesse fornito direttive per ammettere alle sale operatorie solo persone che avessero completato il ciclo vaccinale di tre dosi contro la Covid-19.

In contrapposizione con quanto testimoniato dagli interessati e dagli operatori telefonici dell’ospedale si era affretto ad intervenire in altre trasmissioni tv per smentire la circostanza sostenendo, più o meno, che non era mai stata diffusa una simile circolare ma che le sale operatorie sono occupatissime e l’azione serviva a tutelare i non vaccinati ritenuti “persone fragili”.

Ieri sera il nuovo colpo di scena con la stessa trasmissione di Rete4 entrata in possesso della circolare firmata da Pregliasco in cui è ben evidente la disposizione discriminatoria fornita all’ospedale milanese.

Nella circolare si legge:
“Oggetto: revisione programmazione attività chirurgica gennaio 2022.
[..]
dalla settimana del 10 gennaio si ritiene necessario rivedere la programmazione degli interventi riservando l’attività a pazienti che possiedono il green passa “rafforzato” (vaccinazione/guarigione)”

Un documento che certifica non solo la deplorevole pratica discriminatoria praticata all’Ospedale Galeazzi, l’avere ignorato il principio medico fondamentale che impone di curare chi è malato (ragione per la quale versiamo allo stato succulente tasse) ma soprattutto che Fabrizio Pregliasco ha mentito: ha mentito su questo e potrebbe avere mentito anche su altro.

Una circostanza questa che, essendo Pregliasco membro del Comitato Tecnico Scientifico della Regione Lombardia e ad un certo punto, pare, candidato a quello nazionale, sicuramente non costituisce un elemento di serenità.



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