Quanto costano i lavoratori sospesi

Un aspetto che non ho mai sentito valutare durante le considerazioni sulle sospensioni dal lavoro per chi non si vaccina è il boomerang fiscale dell’operazione.

Immaginando che i lavoratori interessati abbiano uno stipendio mensile lordo di 2000 euro, ognuno di loro verserebbe circa 500 euro tra tasse e contributi previdenziali incassando poi, al netto delle detrazioni, circa 1500 euro.

Il provvedimento che ha introdotto la sospensione dal lavoro per gli ultra-cinquantenni non vaccinati, ha interessato inizialmente circa 700.000 lavoratori, quota poi scesa perché molti hanno contratto la malattia e ne sono guariti e altri hanno invece deciso di adeguarsi alla normativa.

Ipotizzando che per tutto il periodo di durata del provvedimento sia di 500.000 la media di lavoratori sospesi, considerando che in mancanza di retribuzione ognuno di loro non verserà i 500 euro mensili di imposte, lo Stato dovrà mettere a bilancio un mancato gettito fiscale di 250 milioni di euro al mese.

Sono quattro i mesi che intercorrono tra il 15 febbraio al 15 giugno.

E in quattro mesi i 250 milioni mensili si traducono nella bella cifra di un miliardo di euro; un miliardo di euro di mancato gettito fiscale per costringerli a vaccinarsi.

Se statisticamente si ammala il 10% degli italiani e di loro è circa un 10% a finire in ospedale, il nostro Stato sta spendendo 1 miliardo di euro per 5000 connazionali, ovvero 200.000 euro a testa.

A farli ammalare (ammesso che si ammalino, perché anche questa resta un’ipotesi) costavano meno.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.