{"id":4798,"date":"2017-02-17T00:01:20","date_gmt":"2017-02-16T23:01:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francescocataldo.it\/?p=4798"},"modified":"2017-02-17T15:45:38","modified_gmt":"2017-02-17T14:45:38","slug":"da-quarantanni-alla-radio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/?p=4798","title":{"rendered":"Da quarant&#8217;anni alla radio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.francescocataldo.it\/wp\/wp-content\/uploads\/fc_varie5b.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-4368 size-full colorbox-4798\" src=\"http:\/\/www.francescocataldo.it\/wp\/wp-content\/uploads\/fc_varie5b.jpg\" alt=\"fc_varie5b\" width=\"259\" height=\"194\" \/><\/a>Le prime radio libere italiane sono nate quando avevo poco meno di 11 anni, vivevo a Salerno e il massimo di radio alternativa alla RAI che ero riuscito ad ascoltare era stata Radio Tunisi, ma il segnale arrivava solo qualche volta, lontanissimo, rimbalzando tra mare e ionosfera nei giorni di bel tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle mie parti ha appena iniziato a trasmettere Radio Salerno Uno, gli studi sono in\u00a0un appartamento in cima alla collina Seripando, da lass\u00f9 l&#8217;antenna di trasmissione vede tutta la\u00a0citt\u00e0, mia sorella Patrizia si fa arruolare come conduttrice, la scongiuro di portarmi e l\u00ec conosco Sandro Ravagnani che prima di girare il mondo con Moira Orfei guida il programma per bambini: sono uno dei suoi primi ospiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aprono un&#8217;altra radio, poi un&#8217;altra, poi Radio Onda del Futuro: poco pi\u00f9 che undicenne\u00a0mi presento e mi piazzano in co-conduzione con la direttrice Rosanna in un programma del sabato che si chiama &#8220;Cocktail e patatine&#8221;, \u00a0mi tengono per tre\u00a0puntate e poi mi spiegano che non \u00e8 cosa: ho la voce da bambino e alla radio sembro una ragazza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; il pomeriggio del 17 febbraio 1977, c&#8217;\u00e8 aria di pioggia e il mare \u00e8 in agitazione, sul\u00a0retro della Croce Bianca \u00a0in Lungomare Colombo di fronte alle giostre hanno montato una regia, in cima al palazzo c&#8217;\u00e8\u00a0un&#8217;antenna altissima e da l\u00ec fanno Radio Onda Libera: &#8220;Dai, chiediamo se ci fanno entrare a vederla!&#8221; passiamo, polistirolo dappertutto sui muri, il microfono, i giradischi Thorens, il mixer della LEM, la luce fioca, l&#8217;aria irrespirabile di sigarette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un po&#8217; che siamo l\u00ec a guardare gli altri se ne vanno e io resto l\u00e0; fuori \u00e8\u00a0gi\u00e0 buio, il tizio in regia (si chiama Ferrante, ma il nome non lo so) esce ancora per fumare, intanto il disco in onda finisce: la puntina arriva in fondo fino all&#8217;etichetta e ci gratta attorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il niente rumoroso dura meno di un minuto, salto sullo sgabello prendo un disco dalla pigna a cui attingeva l&#8217;altro, lo sfilo dalla copertina lo piazzo sul giradischi sposto il braccio (so come si fa ma mi tremano le mani e il respiro accelera all&#8217;improvviso) lascio cadere la puntina malamente con il cursore ancora alzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle casse fa un rumore di tuono, poi inizia la musica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; &#8220;Dance, dance, dance&#8221; degli Chic mix by Savarese, davanti alla cabina ora c&#8217;\u00e8 una piccola folla, Ivan, il corpulento proprietario della radio da dietro i Rayban azzurrati mi chiede: &#8220;Sai mettere i dischi tu?&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sento, stanno per cazziarmi, ne ho combinata un&#8217;altra delle mie, faccio cenno di s\u00ec con la testa e cerco di giustificarmi\u00a0&#8220;Non c&#8217;era nessuno, adesso per\u00f2 ci siete voi&#8230; mi tolgo&#8221; si guarda e mi fa &#8220;No, no se vuoi stai pure, ti siedi l\u00e0 sul fattapposta, i dischi che usi li metti qui cos\u00ec non trasmettiamo sempre le stesse cose&#8221; e se ne va.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quel giorno ci sono andato ogni giorno a \u00a0mettere dischi, ho iniziato a parlare al microfono col cuore impazzito che sembrava stesse per\u00a0strangolarmi: &#8220;Siete sintonizzati su Radiondaliberasalerno, sui novantasetteessettecentomegahertz ineffemmestereo. Buon ascolto!&#8221; \u00a0e tiravo gi\u00f9 di colpo il cursore tramortito d&#8217;emozione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quel giorno tutto il mio tempo extra scolastico era l\u00e0 tra i dischi e i nastri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se per il\u00a0weekend riuscivo ad accaparrarmi l&#8217;apertura delle sette, la sera prima prendevo le chiavi e non ci dormivo tutta la notte; alle cinque eravamo gi\u00e0 nell&#8217;unico studio, io e Mike, scollegavo il mixer per non mandare il suono al trasmettitore e registravo, musiche, stacchetti stonati, sigle da usare durante la settimana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mio\u00a0carbonio14 professionale arriva l\u00ec, al 17 febbraio 1977, al ragazzetto poco\u00a0pi\u00f9 che dodicenne che sono stato, talmente\u00a0catturato da\u00a0questo nuovo\u00a0gioco da non accorgermi \u00a0quanto serio fosse gi\u00e0 ci\u00f2 che stava facendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, quaranta anni fa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le prime radio libere italiane sono nate quando avevo poco meno di 11 anni, vivevo a Salerno e il massimo di radio alternativa alla RAI che ero riuscito ad ascoltare era stata Radio Tunisi, ma il segnale arrivava solo qualche volta, lontanissimo, rimbalzando tra mare e ionosfera nei giorni di bel tempo. 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