{"id":5263,"date":"2019-01-07T09:45:58","date_gmt":"2019-01-07T08:45:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francescocataldo.it\/?p=5263"},"modified":"2019-01-07T09:52:43","modified_gmt":"2019-01-07T08:52:43","slug":"la-fiammiferaia-di-labranca-per-lacconto-iva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/?p=5263","title":{"rendered":"La fiammiferaia di Labranca per l&#8217;acconto IVA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Una decina di anni fa, Tommaso Labranca invi\u00f2 ai suoi amici la storia della Piccola Fiammiferaia rimaneggiata per raccontare la triste condizione di chi alla fine dell&#8217;anno si trova a dover versare soldi in tasse per compensi che non ha ancora percepito, capita a chiunque abbia una partita IVA; l&#8217;ho ritrovata ieri nella cartella Documenti del computer, mentre stavo per cancellarla insieme ad altri archivi divenuti ormai inutilmente affollanti per il mio hard-disk.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pubblicarla qui sicuro che a Tommaso non avrebbe dato fastidio.<\/p>\n<h1 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #00ccff;\">TOMMASO LABRANCA<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">LA PICCOLA<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\">FIAMMIFERAIA<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffff00;\">RELOADED<\/span><\/h1>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #cc99ff;\">fiaba economico-natalizia ispirata<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #cc99ff;\">alla lacrimevole istoria<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #cc99ff;\">Den Lille Pige Med Svovlstikkerne<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #cc99ff;\">di H.C. Andersen<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #cc99ff;\">di cui contiene ampi campionamenti.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #cc99ff;\">Versione elettronica regalata per il Capodanno 2010<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #cc99ff;\">da www.tommasolabranca.eu<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #cc99ff;\">Non coperta da copyright!<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #cc99ff;\">Pu\u00f2 essere liberamente diffusa e copiata,<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #cc99ff;\">citando la fonte.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #cc99ff;\">add\u00ec 28 dicembre 2009,<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #cc99ff;\">scadenza ultima per il versamento dell\u2019acconto IVA.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">per Luca R.<br \/>\ne per tutti quelli con la partita IVA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Faceva un freddo terribile, bench\u00e9 da molti anni ormai i giornalisti riempissero gli spazi vuoti dei loro fogliacci con allarmanti notizie sul surriscaldamento del pianeta. \u00abPer\u00f2 li capisco\u00bb, pens\u00f2 la piccola Bruna, che giornalista non era, pur collaborando con quei fascicoli rilegati che pochi comperavano, ancora meno persone leggevano ed erano mere giustificazioni per fare molti soldi grazie agli inserzionisti. \u00abSpesso non si sa davvero che cosa scrivere e allora va bene anche commentare la foto di un orso bianco in bilico sul residuo di un iceberg\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sar\u00e0 stata l\u2019immagine del ghiaccio che galleggiava sul mare artico o, pi\u00f9 verosimilmente, il gelo che regnava nella sua casa, fatto sta che la piccola Bruna rabbrivid\u00ec, a lungo. In verit\u00e0 il clima non era diventato pi\u00f9 feroce. Certo, i giornalisti di Studio Aperto strillavano in inverno \u00ab\u00c8 hemhergenzah frheddoh\u2026\u00bb, accentando tutte le vocali, con una cadenza irpina che ne tradiva l\u2019assunzione su raccomandazione di qualche ex democristiano. Certo, d\u2019estate i giornalisti delTG4 intervistavano i turisti immersi nelle fontane per commentare dei banalissimi 35 gradi all\u2019ombra. Ma era solo perch\u00e9 il pubblico bovino di quei notiziari viveva mollemente in un microclima falsato da termosifoni e condizionatori d\u2019aria e quando uscivano dalle loro case, dalle loro palestre, dai loro lounge bar trovavano anormale il naturale avvicendarsi delle stagioni. E cos\u00ec aumentavano ancora la potenza delle caldaie, causando lo scioglimento dell\u2019iceberg su cui il povero orso bianco galleggiava perplesso e serviva da riempipagine per i giornalisti pi\u00f9 pigri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella casa della piccola Bruna il freddo era per\u00f2 crudo e reale. La sua caldaia non funzionava da una settimana. Aveva trovato a fatica un idraulico, ma questi pretendeva di essere pagato subito. \u00abSono mille e duecento euro per la caldaia e ottocento per il montaggio. Pagamento immediato, anzi, mi dia subito mille euro di anticipo perch\u00e9 non lavoro sulla fiducia\u00bb. La piccola Bruna cerc\u00f2 di dirgli che avrebbe potuto pagarlo solo a trenta giorni data fattura,ma l\u2019idraulico, che pur essendo di pura razza italiana non conosceva il significato del termine fattura, le rise in faccia, mostrandogli molte otturazioni d\u2019oro e forse anche un diamante incastonato in<br \/>\nun incisivo. \u00abAllora ci vediamo tra trenta giorni!\u00bb, url\u00f2. E and\u00f2 via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piccola Bruna avrebbe voluto spiegargli che anche lei lavorava, ma i soldi li vedeva solo dopo sessanta, novanta giorni. E dopo aver emesso fattura, che \u00e8 un foglio di carta con su tanti numeri che poi si presenta al commercialista. E che ultimamente aspettava anche centoventi o duecentocinquanta giorni prima di vedersi saldare il dovuto. E che se lei avesse richiesto un anticipo ai suoi committenti, avrebbe potuto dire addio al lavoro. Ma l\u2019idraulico non sentiva, stava gi\u00e0 scendendo le scale e intanto chiamava la sua agenzia viaggi in cerca di un last minute per Formentera. \u00abNon importa il prezzo, posso permettermelo\u2026\u00bb, furono le sue ultime parole mentre usciva dal portone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piccola Bruna allora indoss\u00f2 un altro maglione e telefon\u00f2 ancora una volta alla segreteria amministrativa di una rivista per la quale aveva scritto urgentemente un lungo articolo ad agosto. \u00abAgosto\u2026\u00bb, pens\u00f2 mentre cercava il cellulare. E rivedeva la citt\u00e0 vuota attraversata con la metropolitana verde per andare fino all\u2019enorme torre in cui aveva sede la casa editrice. Erano passati quattro mesi e del suo pagamento non aveva avuto notizia. Il telefono della segretaria amministrativa suonava sempre a vuoto. A volte partiva una registrazione: \u00abL\u2019ufficio amministrativo \u00e8 a disposizione dei signori collaboratori solo nei pomeriggi di mercoled\u00ec, con data dispari e in presenza di precipitazioni a carattere nevoso\u00bb. Quella volta per\u00f2, pur non essendo mercoled\u00ec, rispose qualcuno. \u00abPronto?\u00bb La piccola Bruna fu cos\u00ec sorpresa dal fatto di aver ricevuto risposta che quasi non riusciva a parlare. Fece un profondo respiro e si present\u00f2, iniziando subito a illustrare il suo caso. L\u2019articolo ad agosto, l\u2019urgenza, la fattura, l\u2019attesa di ormai molti mesi, l\u2019importo di poche centinaia di euro\u2026 \u00abNon so come aiutarla\u00bb, rispose sbrigativamente una vocina aspra, dall\u2019accento lucano. \u00abSono uno stagista e sono l\u2019unico rimasto qui e stavo anche per andarmene. La responsabile non c\u2019\u00e8 da prima di Sant\u2019Ambrogio. Ha fatto il ponte, poi si \u00e8 ammalata, poi sono cominciate le vacanze di Natale. Torner\u00e0 dopo il 10 gennaio. E adesso mi scusi, ma devo andare anche io in montagna con gli amici dell\u2019ape perch\u00e9 col cazzo che torno in Lucania a capodanno a morire in quel nulla da cui ho fatto di tutto per scappare e adesso che sto a Milano che \u00e8 una citt\u00e0 cos\u00ec grigggia e cos\u00ec brutta, scappo appena posso scroccare viaggio e alloggio a qualche minchione\u2026\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piccola Bruna era rimasta muta, stava per dire qualcosa, ma sent\u00ec il colpo della cornetta che cadeva a terra, mentre lo stagista lucano lasciava la redazione urlando \u00abViaaaaaa!\u00bb, precipitandosi per dodici piani lungo le scale di sicurezza e riuscendo nel contempo ad aggiornare con l\u2019iPhone finto, di produzione cinese, la sua pagina su Facebook con lo status \u00abCapodanno sulla neveeeeeeeeeeeeeeeeee\u00bb. Alla piccola Bruna sfugg\u00ec una lacrima. Decise quindi di uscire. Il freddo che attanagliava le persone per le strade della citt\u00e0 sarebbe stato comunque inferiore a quello che provava in casa a caldaia spenta. In bagno si stavano formando le prime stalagmiti. Sul pavimento della camera da letto si sarebbe potuto svolgere uno spettacolo di Holiday On Ice. Stava per iniziare la sera di San Silvestro. Le strade erano affollate di coppie tracagnotte, i maschi in tuta felpata bianca e testa rasata, le femmine su tacco dodici e con magliette cortissime che facevano intravedere ventri flaccidi resi violacei dal gelo mordente. Tutti con la stessa felicit\u00e0 negli occhi, tutti con uno stipendio fisso per quanto miserabile, tutti avvolti nello stesso profumo, una nube di Acqua di Gi\u00f2 taroccata che rendeva la citt\u00e0 una succursale di Chernobyl, appena pi\u00f9 tossica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piccola Bruna avrebbe voluto comperare qualcosa, una di quelle maglie a righe che splendevano nelle vetrine di H&amp;M, un paio di quegli slip sansilvestrini rossi e cos\u00ec spiritosi nelle vetrine di Tezenis\u2026Ma il suo conto in banca ammontava a zero euro. Fino a qualche giorno prima ne aveva 666,ma quello era esattamente l\u2019importo che aveva pagato per l\u2019anticipo IVA. Non capiva come mai le toccasse pagare quell\u2019anticipo a fine anno, su soldi che non aveva ancora incassato. Ma lo Stato era feroce e la sua commercialista, prima di partire per Sharm, le aveva ingiunto di pagare, pena l\u2019impalamento da parte dell\u2019Agenzia delle Entrate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piccola Bruna era rimasta terrorizzata da quelle minacce contabili e la notte sogn\u00f2 il ministro Tremonti che arrivava a casa sua vestito come lo sceriffo di Nottingham e le portava via anche le buste di Riso Gallo, quello pronto in due minuti, che rappresentava la base della sua alimentazione. Allora nel cuore della notte la piccola Bruna si alz\u00f2. La caldaia rotta aveva reso la sua camera da letto accogliente come un lago di metano liquido su Titano, ma lei riusc\u00ec a raggiungere il computer e a collegarsi al sito della sua banca, quella pubblicizzata<br \/>\nda tre comici invisibili che, grazie anche ai suoi soldi, ora erano di sicuro alle Maldive a maledire il caldo eccessivo. Tremando per il gelo e per il ricordo dell\u2019incubo con Tremonti, la piccola Bruna pag\u00f2 per via telematica l\u2019F24 dell\u2019acconto IVA verso le 3.45 del mattino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Camminava cercando di non vedere lo splendore delle merci nelle vetrine, di sfuggire allo sguardo delle coppie che anelavano felici alle trombate di capodanno perch\u00e9 chi non tromba a capodanno\u2026 La piccola Bruna si infil\u00f2 le mani nelle tasche del cappottino Max Mara, tristemente fuori moda perch\u00e9 comperato quando la crisi non c\u2019era ancora e poteva ancora permettersi di cambiare cappotto ogni anno. E in quelle tasche trov\u00f2 sette euro! Una manciata di monete dimenticate chiss\u00e0 da quando! Gli occhi le si riempirono di lacrime e quasi non\u00a0 i accorse dei fiocchi di neve che le cadevano sui lunghi capelli biondi, sparsi in bei riccioli sul collo; ma essa non pensava davvero ai riccioli! Non vedeva nemmeno tutte le finestre che scintillavano di lumi; per le strade si spandeva un buon odorino di risotto al radicchio come di altre disgutose pietanze tipiche delle orrende cene tra amici alle quali non veniva mai invitata. Era la vigilia<br \/>\ndel capodanno e lei ancora una volta non aveva ricevuto nessun invito. Volle quindi provare a prelevare qualcosa. Si avvicin\u00f2 al primo Bancomat che incontr\u00f2 lungo la strada. Lo sportello le apparve esausto per il continuo sfornare contanti in quella lunga giornata. Inser\u00ec la sua tessera, digit\u00f2 fremente il PIN e attese\u2026 Attese fino a che non apparve la scritta: \u00abPrelievo non disponibile. Carta bloccata. Rivolgersi al proprio istituto\u00bb. La neve si scioglieva sulla tettoia di protezione dello sportello e una grossa goccia colp\u00ec la piccola Bruna sul naso. Era solo acqua gelida,ma la piccola Bruna ebbe la sensazione che il Bancomat le avesse sputato in faccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piccola Bruna pianse lentamente per l\u2019umiliazione. Si sentiva l\u2019ultima creatura al mondo. Le torn\u00f2 alla mente allora quel passaggio del Vangelo, dove si dice che gli ultimi saranno i primi. E pens\u00f2 che forse la fede avrebbe potuto aiutarla. Si diresse rapida verso un tempio poco distante. Entr\u00f2. Era deserto. I credenti avevano\u00a0gi\u00e0 dato la loro quota di presenza ecclesiastica nelle superbe messe natalizie. Si avvicin\u00f2 a un altare per accendere una candela, ma ne trov\u00f2 solo di elettriche. Inser\u00ec allora cinquanta centesimi, riducendo i suoi averi a 6,50 euro, e uno squallido cero votivo elettrico si illumin\u00f2.<br \/>\nMentre pregava intensamente, dal nulla apparve un prete che spense immediatamente il cero elettrico. La piccola Bruna lo fiss\u00f2 stupita e, mentre il religioso si allontanava, inser\u00ec altri 50 centesimi portando la sua dote totale a 6,00 euro. La fiammella elettronica torn\u00f2 a guizzare e la piccola Bruna riprese la sua prece interrotta,ma<br \/>\nda dietro la vicina colonna che reggeva una statua di san Fruttosio apparve il braccio del viscido sacerdote che spense nuovamente l\u2019elettrocandela. La piccola Bruna, indignata, si allontan\u00f2 da quell\u2019altare e and\u00f2 in fondo alla chiesa dove resisteva una riserva di candele di cera. E l\u00ec, invece di accendere un terzo segno votivo, la piccola Bruna arraff\u00f2 la scatola di fiammiferi, in segno di risarcimento per la truffa elettroclericale, e scapp\u00f2 fuori dalla chiesa, inseguita dal sacerdote che, sollevando la tonaca con le mani come una ballerina di can can, correva gridando: \u00abLadra sacrilega!\u00bb. Ma, intralciato dalla veste, il sant\u2019uomo cadde nel bel mezzo della navata centrale. E indugi\u00f2 l\u00ec a terra, godendo nel sentirsi come papa Ratzinger che era anch\u2019egli appena rotolato in mondovisione nel bel mezzo di San Pietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piccola Bruna, uscita dal tempio, giunse ansimando nell\u2019angolo formato da due case, di cui l\u2019una sporgeva innanzi sulla strada, l\u00ec sedette abbandonandosi, rannicchiandosi tutta, tirandosi sotto le povere gambine. Stringeva quei fiammiferi nella mano. Che avrebbe potuto farne? Venderli per strada? Inutile. La concorrenza degli accendini senegalesi era troppo feroce. Li avrebbe usati per scaldarsi, ecco. Il freddo la prendeva sempre pi\u00f9, ma non osava tornare a casa. Del resto, forse che non faceva freddo anche a casa? Abitava proprio sotto il tetto e il vento ci soffiava tagliente, sebbene le fessure pi\u00f9 larghe fossero turate, alla meglio, con paglia e cenci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cio\u00e8 non era proprio cos\u00ec; sono i campionamenti della storia originale di Andersen a essersi infiltrati nel racconto. La piccola Bruna temeva che a casa avrebbe trovato i pinguini impegnati in una<br \/>\nbattaglia a palle di neve perch\u00e9 la caldaia continuava a essere rotta e lei non aveva potuto sostituirla, perch\u00e9 l\u2019esoso idraulico pretendeva soldi che al momento non aveva, ma che aspettava, oh, se li spettava! Se solo la segretaria d\u2019amministrazione del giornale si fosse decisa a far partire i pagamenti! Intanto le sue manine erano quasi morte dal freddo. Ah, quanto bene le avrebbe fatto un piccolo fiammifero!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne cav\u00f2 uno dalla scatola rubata in chiesa, e trracc! Come scoppiett\u00f2! Come bruci\u00f2! Mand\u00f2 una fiamma calda e chiara come una piccola candela, quando la par\u00f2 con la manina. Che strana luce! Stava per spegnersi, allora la piccola Bruna prese dei fogli di un giornale free press risalente alla settimana prima, lesse rapidamente il titolo &#8220;Sei milioni di italiani sulle strade delle vacanze&#8221;. Prima che il fiammifero si spegnesse del tutto, la piccola Bruna diede fuoco a quella carta e, che strano, nel bagliore le apparve una localit\u00e0 sciistica di grande prestigio e, nel tepore di un bar creato dentro una baita schifosamente falsa, vide lei, la segretaria d\u2019amministrazione che beveva un Cosmopolitan per sentirsi Carrie di Sex and the City.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rideva, la troia. Aveva al suo fianco un buzzurro in cui la piccola Bruna riconobbe il vicedirettore della rivista! Un tipo che lei conosceva da molti anni, uno paraculatissimo che aveva fatto una carriera istantanea, passando da stagista a vicedirettore in quindici giorni. Il tipo stava allungando una mano verso la tetta destra della segretaria d\u2019amministrazione, ma proprio allora la fiamma si spense, la baita scomparve ed ella si ritrov\u00f2 l\u00e0 seduta, con un pezzettino di fiammifero bruciato tra le mani. Si alz\u00f2 e, pulitasi alla meglio l\u2019ormai stazzonato cappottino Max Mara, la piccola Bruna inizi\u00f2 a sentire fame. Non mangiava dal giorno prima. A casa non aveva quasi nulla.<br \/>\nNel frigo giaceva il residuo di un minestrone cos\u00ec antico che, se scoperto, l\u2019avrebbe fatta incriminare per occultamento di cadavere. Aveva ancora sei euro in tasca. Inutile cercare un bar. Erano ormai le nove della sera di San Silvestro ed erano tutti chiusi. Si incammin\u00f2 verso il McDonald\u2019s pi\u00f9 vicino, dove i sei euro sarebbero stati un piccolo tesoro. Ma giunta sotto gli archi dorati (che sono marchio registrato) vide con sgomento che anche il fast food era chiuso! Persino i sottopagati friggipatatine stavano scappando verso una notte di divertimento totale allo Studio Zeta, la pi\u00f9 grande discoteca della Lombardia, dove avrebbero dilapidato met\u00e0 del loro magrissimo salario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piccola Bruna si sedette su una panchina. \u00abSe sopravvivr\u00f2 \u00bb, disse a se stessa, \u00abscriver\u00f2 un articolo in cui racconto le difficolt\u00e0 della vita di un senza fissa dimora e magari lo propongo a&#8230;\u00bb e qui fece il nome della testata che da pi\u00f9 di quattro mesi non la pagava. Il freddo si era fatto ancora pi\u00f9 pungente, la piccola Bruna decise allora di sacrificare un altro dei suoi preziosi fiammiferi. Sotto la panchina c\u2019erano alcuni vecchi quotidiani in cui la notte prima si erano avvolti alcuni ex dipendenti Alitalia che vivevano ormai all\u2019addiaccio. Scelse la pagina meno fradicia e, prima di darle fuoco, la scorse velocemente. Era un foglio de il manifesto. Conteneva un lunghissimo articolo di un economista comunista contro il \u00abpopolo delle partite IVA, questa massa di evasori fiscali, gente dal guadagno facile, che rappresenta la peggiore espressione del liberismo economico, l\u2019ossatura dell\u2019Italietta berlusconiana che vive ai margini<br \/>\ndella legalit\u00e0, mentre i poveri operai precari cassintegrati&#8230;\u00bb. Non lesse oltre. Accese il secondo fiammifero e diede fuoco al giornale che bruci\u00f2, e il fuoco rischiar\u00f2 un albero vicino che, nel punto in cui la luce batteva, divenne trasparente come un velo. La piccola Bruna videuna stanza, in cui la tavola era apparecchiata con una bella tovaglia d\u2019una bianchezza abbagliante e con finissime porcellane; nel mezzo della tavola, l\u2019oca arrostita fumava, tutta ripiena di mele cotte e di prugne. Il pi\u00f9 bello poi fu che l\u2019oca stessa balz\u00f2 fuor del piatto e, col trinciante e il forchettone piantati nel dorso, si diede ad arrancare per la stanza, dirigendosi proprio verso la povera piccola Bruna&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuack Quack,\u00bb disse l\u2019oca. \u00abPerdonami! Perdonami!\u00bb La piccola Bruna, stupita da quel che vedeva, disse: \u00abPerdonarti? E di cosa?\u00bb \u00abPerch\u00e9 non ti ho saldato la fattura 21\/09 dell\u2019agosto ultimo scorso! Quack&#8230; Avrei voluto, ma le indicazioni della dirigenza erano precise: ritardare i pagamenti dei collaboratori esterni! Quack!\u00bb \u00abOh, ma tu sei&#8230;\u00bb domand\u00f2 la piccola Bruna. \u00abQuack! S\u00ec, sono io! La segretaria d\u2019amministrazione! Questo \u00e8 il destino che mi \u00e8 toccato nell\u2019aldil\u00e0. Essere trasformata in un\u2019oca!\u00bb<br \/>\n\u00abNon sei cambiata molto, in fondo!\u00bb<br \/>\n\u00abQuack! Ma come ti permetti! Questa \u00e8 la mia pena<br \/>\neterna!\u00bb<br \/>\n\u00abMa allora&#8230; sei morta!\u00bb<br \/>\n\u00abQuack, s\u00ec! Un paio d\u2019ore fa. Mi ero scolata tre Cosmopolitan con il vicedirettore e lui oltre a due Negroni sbagliati e un Long Island si era fatto anche una riga di coca, comperata con i soldi della piccola cassa.\u00a0Poi siamo usciti perch\u00e9 volevamo trombare nel suo albergo, ma il cocktail micidiale di alcol e droga, la strada ghiacciata e la velocit\u00e0 eccessiva ci sono stati fatali. E siamo caduti nel burrone della morte all\u2019interno dell\u2019auto maledetta che ha preso fuoco&#8230; Quack!\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piccola Bruna stava per dire qualcosa, meravigliata per la rapidit\u00e0 con cui la segretaria era stata spedita nell\u2019aldil\u00e0 e punita, contrappasso forse alla sua lentezza amministrativa, ma il fiammifero si spense, e non si vide pi\u00f9 che l\u2019albero opaco e freddo. Si ricord\u00f2 a quel punto di un articolo scritto sei mesi prima (e non ancora pagato) per un\u2019altra rivista. Un bell\u2019articolo di lifestyle in cui descriveva com\u2019era fantastico vivere di notte in una citt\u00e0 che non dormiva mai. Tra le altre scempiaggini con cui lo aveva riempito, c\u2019era la descrizione di certi negozi-non negozi, fatti di distributori automatici e aperti ventiquattr\u2019ore al giorno. Ce n\u2019era uno vicino a casa sua. Si alz\u00f2 e, stringendo nel pugno la scatola di fiammiferi benedetti, inizi\u00f2 a correre verso quell\u2019ultima meta salvifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Schifezze Express era per fortuna aperto: rutilante di luci, di distributori in cui brillavano gelati da passeggio, scatole di biscotti, confezioni di profilattici, uova fresche e cibi precotti che potevano essere scaldati nel forno a micronde di cui era saggiamente dotato. La piccola Bruna, avidamente, inser\u00ec le ultime monete in quelle macchine meravigliose e selezion\u00f2 un pacchetto di pennette al salmone e una bottiglia d\u2019acqua. Ma il freddo le faceva tremare le dita e invece del codice relativo alla mezza minerale digit\u00f2 quello della Red Bull Cola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non se ne crucci\u00f2. Infil\u00f2 il cartone delle pennette nel micronde e cont\u00f2 con ansia famelica i centoventi secondi necessari alla cottura. Al dlin del forno tir\u00f2 fuori la confezione ustionante e inizi\u00f2 a divorare le pennette, dimentica dell\u2019acclusa forchetta di plastica. Le prendeva con le mani, come aveva fatto tante volte con lo zighin\u00ec al ristorante etiope, quando non c\u2019era la crisi&#8230; Poi bevve in un sol fiato la Red Bull Cola ghiacciata. L\u2019effetto fu immediato: sent\u00ec come se tutti i tori di Pamplona le attraversassero lo stomaco, disperdendosi poi in direzione del fegato. Cadde a terra. \u00ab\u00c8 il freddo\u00bb, si disse. \u00abOra accendo un altro fiammifero e star\u00f2 subito meglio&#8230;\u00bb Accese il terzo fiammifero. La piccola Bruna si trov\u00f2 sotto a un magnifico albero, ancora pi\u00f9 grande e meglio ornato di quello che aveva veduto, a traverso ai vetri delle finestre alte quattro metri, nel loft del ricco vicedirettore (quello paraculatissimo), la sera di Natale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fiammifero si spense. Strofin\u00f2 contro il muro un altro fiammifero, che mand\u00f2 un grande chiarore all\u2019intorno;e in quel chiarore apparve il ministro Tremonti, avvolto in un manto turchino, con una corona in testa, tutto raggiante, e mite, e buono&#8230; \u00abOh, signor Ministro!\u00bb grid\u00f2 la piccola Bruna. \u00abMi prenda con s\u00e9! Faccia di me il suo addetto stampa! So che lei sparir\u00e0, appena la fiammella si spegne, come sono<br \/>\nspariti la bella baita calda, l\u2019oca amministrativa e il grande albero del paraculatissimo vicedirettore!\u00bb Presto presto, accese tutti insieme i fiammiferi che ancora rimanevano nella scatolina: voleva trattenere il ministro Tremonti. I fiammiferi diedero tanta luce, che nemmeno di pieno giorno \u00e8 cos\u00ec chiaro: il ministro non era stata mai cos\u00ec bello, cos\u00ec grande&#8230; Egli trasse da sotto il manto turchino un F24 e disse: \u00abMia cava! Vedo che hai pagato l\u2019acconto IVA nei modi e nei tevmini pvevisti! E ova tu muovi pvopvio pev avev compiuto il tuo doveve! Meviti quindi di venive con me, vevso lo Splendove e la Gioia, su, in alto, in alto, dove non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 fame n\u00e9 fveddo n\u00e9 angustia n\u00e9 tasse! Laddove le fattuve sono saldate con puntualit\u00e0 a tventa giovni! Vieni! Andiamo!\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo spuntare della fredda alba, chi passava presso il negozio con i distributori automatici vide la piccola Bruna, con le gotine rosse e il sorriso sulle labbra, morta assiderata nell\u2019ultima notte del vecchio anno. La prima alba dell\u2019anno nuovo pass\u00f2 sopra il cadaverino, disteso l\u00e0, con la scatola dei fiammiferi tutta bruciata. Sul mistero della giornalista trovata morta a Milano con in mano alcuni fiammiferi, il TG5 ci camp\u00f2 per due mesi buoni.<\/p>\n<p><strong>Tommaso Labranca<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una decina di anni fa, Tommaso Labranca invi\u00f2 ai suoi amici la storia della Piccola Fiammiferaia rimaneggiata per raccontare la triste condizione di chi alla fine dell&#8217;anno si trova a dover versare soldi in tasse per compensi che non ha ancora percepito, capita a chiunque abbia una partita IVA; l&#8217;ho ritrovata ieri nella cartella Documenti &hellip; <a href=\"https:\/\/www.francescocataldo.it\/?p=5263\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">La fiammiferaia di Labranca per l&#8217;acconto IVA<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-5263","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-personale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5263","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5263"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5263\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5269,"href":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5263\/revisions\/5269"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5263"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5263"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5263"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}