{"id":5417,"date":"2020-09-25T11:52:16","date_gmt":"2020-09-25T09:52:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francescocataldo.it\/?p=5417"},"modified":"2020-09-25T11:52:30","modified_gmt":"2020-09-25T09:52:30","slug":"la-vita-che-si-vive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescocataldo.it\/?p=5417","title":{"rendered":"La vita che si vive"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; il titolo di un articolo ritrovato su un giornale del 1898, alla data del 6 dicembre: lo riporto qui perch\u00e9 oggi espressioni come &#8220;rosso d&#8217;ira come un pomodoro&#8221; oppure &#8220;La sposa ebbe un&#8217;indigestione di bile&#8221; fanno un po&#8217; sorridere e la storia si merit\u00f2 una menzione su un giornale nazionale. Altri tempi, certo. Ecco l&#8217;articolo:<\/p>\n<p><em>&#8220;Spigolature. Felicit\u00e0 rinviata. Il fatto \u00e8 avvenuto a Trecento, piccolo Comune del Polesine. La signorina Amelia Lavezzo, leggiadra fanciulla appartenente ad una distinta famiglia del luogo, doveva impalmarsi con un simpatico giovinotto di Adria, Ettore Duse. Il mattino della cerimonia era giunto. I parenti e gli amici in abito di gala erano convenuti nella casa della sposa. Questa, chiusa nella sua camera verginale, stava indossando il suo abito nuziale, e si preparava ad adornarsi il capo con la tradizionale corona d&#8217;aranci. Lo sposo, raggiante di felicit\u00e0 e di desiderio, distribuiva strette di mano, affrettando il momento di poter involare l&#8217;amato bene. La mamma della sposa, tutta in faccende, correva qua o l\u00e0 per vedere so tutto era in ordino, attendendo il momento di spargere le due lagrimucce di circostanza. Gli invitati di pi\u00f9 gagliardo appetito si avvicinavano alla cucina per scoprire, coll&#8217;aiuto del naso, quali appetitosi intingoli la cuoca stava preparando per il pranzo di nozze. Le signore, riunite in un angolo, occupavano il tempo nell&#8217;esame reciproco delle toelette, per poter fare pi\u00f9 tardi le critiche d&#8217;uso. Le signorino folleggiavano, ponsando con sospiri di desiderio al giorno in cui anch&#8217;esso avrebbero avuto la loro festa maritale. Di fuori i buoni villici si propalavano a far feste agli sposi con gli evviva tradizionali e relativi spari di gioia. Ad un tratto prorompe nella casa un messo comunale con un comunicato urgerne, nel quale si avvertiva che la cerimonia non avrebbe potuto compiersi semplicemente perch\u00e8 l&#8217;impiegato municipale di Adria si era dimenticato di fare, in tempo, le necessarie pubblicazioni. Rinunciamo a descriver\u00f2 quale ottetto ha prodotto questa laconica notizia. Lo sposo, rosso d&#8217;ira come un pomodoro, voleva partir\u00f2 per Adria per scagliarsi conio un cane arrabbiato sul disgraziato segretario. La sposa fece un&#8217;indigestione di bile; gli invitati, commossi, si offersero spontaneamente a mangiare egualmente il pranzo di nozze, ed i buoni villici se ne ritornarono alle loro case mogi e mortificati come i cani in tempo di pioggia. E tutto ci\u00f2 per una dimenticanza!<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; il titolo di un articolo ritrovato su un giornale del 1898, alla data del 6 dicembre: lo riporto qui perch\u00e9 oggi espressioni come &#8220;rosso d&#8217;ira come un pomodoro&#8221; oppure &#8220;La sposa ebbe un&#8217;indigestione di bile&#8221; fanno un po&#8217; sorridere e la storia si merit\u00f2 una menzione su un giornale nazionale. Altri tempi, certo. 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