Ascolto la radio durante gli spostamenti in auto entro i 5 canali prememorizzati e poiché gli orari si somigliano seguo Linus e Nicola dalle 11 alternandoli a Nicoletta Carbone su Radio 24 oppure a Mila che incontrerò a mezzogiorno; al ritorno invece salgo in auto che sta iniziando Albertino e arrivo all’appuntamento saltellando tra lui e “Un giorno da pecora” di RadioDue.
Quando esco in anticipo mi imbatto in Fabio Volo o finendo dopo mi accompagnano Giuseppe Cruciani e Platinette; evito le radio-di-gomma, quelle con gli annunci al millesimo di secondo sulla base che finisce in un jingle che si riversa in una canzone, in generale quando inizia una canzone cambio stazione, in viaggio le parole mi attraggono più della musica, siano pure quelle di Radio Radicale, dei Servizi Parlamentari o addirittura (nei casi di assenza di segnali radio intelligibili) di Radio Maria.
Spesso quelle parole diventano spunto di riflessione che dura per ore, come la storiella di ieri a “Il Volo del mattino”: “Più è larga la visione del NOI più la persona è evoluta”.
Voltaire scriveva: “L’orgoglio dei piccoli consiste nel parlare sempre di sé quello dei grandi nel non parlarne mai” ma non è solo faccenda di dimensioni, ripensando all’infinità di Tu e di Io che sento ogni giorno: “La tua intervista” “Il mio programma” “I miei testi” vedo tutti talmente intenti ad affermare il proprio ruolo da non accorgersi quanto sia più ampio ciò a cui appartengono, quanto siano importanti le proprie attività affiancate a quelle di altri e riunite sotto il nome di coppia, famiglia, condominio, azienda o comunità.
Da non accorgersi come rimarcando il valore delle proprie singole azioni costruiscano attorno a sé la più grande e invincibile delle solitudini.
