Il 26 febbraio di trent’anni fa il mio allora collega Mario si trovava alla bocciofila di Valcava, una località di montagna in provincia di Bergamo (oggi di Lecco): nelle settimane precedenti si era accordato con il proprietario del locale per installare un’antenna e un trasmettitore FM e ricevuto l’allacciamento alla rete elettrica è tornato lassù, a 1200 metri di quota, dove la particolare posizione permette ai segnali radio di viaggiare per chilometri sulla pianura Padana coprendo gran parte di Lombardia e Piemonte.
Manca il collegamento degli ultimi dipoli dell’antenna, poi la prova con il trasmettitore, è una fase delicata: se qualcosa è stato montato male la valvola che determina la potenza di emissione potrebbe bruciarsi nel giro di poche ore.
Fa il conto alla rovescia Mario prima di dare corrente: quattro, tre… e mentre conta prega che tutto funzioni… due, che tutto funzioni, uno… chiude gli occhi e tira su la leva dell’interruttore; le luci si accendono, le ventole di raffreddamento iniziano a girare, gli strumenti indicano che tutto funziona regolarmente, allora lui torna alla macchina accende l’autoradio e si sintonizza: 106.700 Mhz… e sintonizza il suo respiro sul fruscio silenzioso che sta trasmettendo.
Poi cava dal bagagliaio un registratore a cassette autoreverse comprato usato su Secondamano, recupera un nastro dalla sua autoradio, torna al trasmettitore lo collega e schiaccia play, chiude il suo gabbiotto si infila in macchina e ridiscende la montagna ascoltando il vagito della sua creatura che canta dall’album di Pino Daniele del 1979.
Se lo ascolta tutto più e più volte per giorni mentre viaggia per ascoltare fin dove arriva il segnale, quasi a Bologna, alle porte di Torino, gli brillano gli occhi e le orecchie, poi il registratore a cassette autoreverse diventa un bobine da 3 ore per lato che riesce a produrre nello studio che si è fatto noleggiare da Radio Derby dove, forte del suo background da musicista e vocalist, realizza anche i primi jingle cantati.

Io arrivai alcuni mesi dopo, Mario aveva comprato mixer e giradischi e voleva superare la ripetitività delle sequenze preregistrate con una scaletta decisa al momento, mi chiese se volevo farlo per un paio d’ore al giorno premettendo che economicamente non poteva permettersi grandi cifre… io, non avevo capito perché volesse trasmettere solo musica italiana… ma accettai.
Molti mesi dopo iniziarono a lavorare con noi Antonio Zarbo, “la Franchina” come scherzosamente chiamavamo Franco Giordani e qualche centralinista, Patrizia, Piera e Daniela che lavora in radio ancora oggi.
Andai via tre anni dopo per lavorare in quello che al tempo era l’unico network privato mentre Radio Italia continuava a crescere, si accendevano altri trasmettitori, ci si alleava per una syndication, poi nel 1987 la legge richiese la registrazione come testata giornalistica e arrivarono Augusto Abbondanza e Franco Nisi che Mario conosceva da molti anni.

Il resto più o meno lo sapete, tranne del mio orgoglio ogni volta che raccontando la storia posso dire: “Io c’ero” e anzi: “Pensate c’eravamo solo io e Mario” un orgoglio che diventa anche più grande pensando che in trent’anni Radio Italia ha scandito i giorni e le notti di moltissime persone, spero significando qualcosa per ognuna di loro, per ognuno di voi, e che se questo è accaduto è un po’ anche merito mio che nel 1982 ero lì a posare una puntina sul disco, annunciare con la mia giovane voce: “Siete sintonizzati su Radio Italia, buon ascolto!” tirar su il cursore e scegliere un altro disco.
Se in trent’anni Radio Italia ha significato qualcosa per voi, figuratevi quanto ha significato per me!
