La suddivisione del tempo in cicli regolari è tra le attività più antiche dell’uomo che però fatica a tenergli dietro: l’anno è di 365 giorni ma ogni quattro ne aggiungiamo uno, le ore sono 24 divise in 60 minuti da 60 secondi ma anche in questi caso interveniamo occasionalmente a sistemare qualche secondo che non rientra nel conteggio periodico: tempus fugit si sa.
L’anno bisestile nasce nel 45 dopo Cristo per effetto del calendario giuliano elaborato dall’astronomo greco Sosiogene d’Alessandria su commissione dell’imperatore romano Giulio Cesare.
Sebbene questo quadriennale mese di 29 giorni faccia parte delle nostre abitudini da secoli si fatica ad accettarlo, lo guardiamo con sospetto temendolo davvero “funesto” ma cosa accadrebbe se un giorno scoprissimo di avere sbagliato qualche altro calcolo e fossi costretti a inserire in calendario anche un 30 febbraio?
Calma e gesso: è accaduto soltanto tre volte e solo nella storia di alcune nazioni ma febbraio ha avuto “un giorno in più del giorno in più”, il trentesimo.
Nel passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano la Svezia anziché saltare di colpo i 10 giorni di differenza decise di eliminare gli anni bisestili dal 1700 al 1740 ma applicato il provvedimento il primo anno, a causa della guerra dimenticò di applicarlo nel 1704 e nel 1708; compreso che il metodo stava creando confusione scelse di tornare al vecchio calendario giuliano e per recuperare il giorno saltato al varo del provvedimento ne aggiunse uno al febbraio 1712 che già bisestile portò il mese a 30 giorni.
Era simpatica la teoria secondo cui nel 1929 l’Unione Sovietica avrebbe introdotto un calendario semplificato con mesi di 30 giorni per un totale di 72 settimane di 5 giorni con i giorni restanti adibiti a festività e non appartenenti ad alcun mese o settimana, che avrebbe generato il 30 febbraio 1930 e il 30 febbraio 1931 per poi ritornare dal dicembre successivo al calendario in uso in occidente.
Nonostante l’informazione sia riportata da varie fonti, nei fatti si trattò solo di un calendario di pianificazione dei giorni lavorativi che non sostituì quello tradizionale e come testimoniano tutti i calendari d’epoca ritrovati nessuno riporta la data del 30 febbraio, riportando alla Svezia e al 30 febbraio 1712 l’unico caso di ulteriore giorno in più accertato.

