Corro nel vento e canto

Io me la ricordo così, con un maglione strategico color panna più ampio del necessario.

Quella mattina finimmo tardi ed evitammo il salto del pasto con un panino all’Isola di corso Buenos Aires, nella saletta di sopra dove il movimento di anime era limitato a pochi avventori ritardatari che fortuna li volle anche essere discreti; niente di che, si parlò di questo e di quello.

Una sera ci ritrovammo a scambiarci consigli dietetici utili soprattutto a quelli che come noi finivano sempre per andare a letto tardi, combattendo con la tentazione dell’ultim’ora di mettere qualcosa sotto i denti.

“Dopo le 10 di sera non bisogna mangiare nient’altro!” diceva con quell’inflessione adriatica che sapeva di vacanze, intanto i discorsi mutavano verso i rispettivi accompagnatori “Shhh, mi raccomando non dire niente, che, poverino, laggiù lo hanno persino minacciato di morte.”

Iniziava a fare i conti con l’ingombro della popolarità, con l’invadenza del successo, nonostante lo spirito da ragazza di campagna fuoriscisse sincero ad ogni risata, ad ogni sguardo e magari è rimasto uguale anche ora che vive in aereo a metà strada tra casa e la decina di altre case che avrà in giro per il mondo.

Cerco un raffronto tra l’immagine pubblica e quella privata che “Sarà cambiata” mi sono detto “Per età, per difesa” per quei fallimenti che inevitabilmente aspettano sulla strada ognuno di noi, anche i più fortunati.

Allora sono salito su una DeLorean e ho viaggiato fino al 1993 a parlare delle cose accadute nel frattempo.

Laura è una star internazionale, io, tutto sommato sono ancora seduto nella saletta di quel bar.



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