Di tasca nostra

Cavallo di battaglia della campagna elettorale è la tassazione degli interessi da obbligazioni e un alleggerimento di quanto attualmente pagato sugli interessi bancari.

La trovata non è male:  da quando le banche non danno più interessi sui depositi chiunque abbia avuto da accantonare lo ha fatto servendosi dei Titoli di Stato che danno rendimenti contenuti e un ridotto rischio di intaccare il capitale, tassare al 27% i depositi bancari non ha più senso visto che i soldi in banca non ce li tiene più nessuno, ma ha senso aumentare dal 12,5 al 20% l’imposizione sui titoli e far scendere al 20% quella sui depositi.

C’è un paradosso.

BOT, CCT, BTP sono un prestito allo Stato che dice: “Italiano caro, qua non ce la faccio. Mi presti qualche soldino? Ti firmo una carta che questi soldi te li ridò e in più, anno per anno, per ringraziarti di avermeli prestati, ti riconosco degli interessi, pochi, ma giusto per farti capire che ti sono riconoscente”.

Poi ci ripensa: “Ricordi quel regalino che ti ho promesso? Ecco su quel regalo devi pagare a me che te lo faccio, una piccola percentuale, poco, giusto per far capire che è tutto in ordine e non ci siamo messi a fare concorrenza agli altri”.

Passa qualche anno e aggiunge: “Sempre per quel regalino che ti ho detto,  mi spiace ma devo alzare la percentuale di tasse sennò mi si incazza Bertinotti e Palazzo Chigi rischio di non vederlo mai più” “Ma il regalino me lo fai sempre?” “Per fartelo te lo faccio, ma sempre più ino ino.. tu però i soldi devi prestarmeli ancora sennò io sono nei casini”.

In sintesi per invogliare i risparmiatori a prestargli altri soldi lo Stato prometterà tassi più alti per riportare i guadagni ai livelli attuali, con qualche problema collaterale: ai tassi dei BOT sono collegati alcuni indici statistici, tra cui l’Euribor che stabilisce l’andamento dei mutui.



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