“Io questo lo conosco” deve avere pensato l’inconscio quando dopo avere estratto dal jewel-case il cd ricevuto in regalo ne avevo fatto girare un paio di canzoni nell’autoradio: “Mi piace, è nuovo, ma ricorda qualcosa”.
Credo di averlo ascoltato quasi tutti i giorni per oltre un anno prima di scoprire che l’artefice di quel lavoro era Francesko e di colpo mi sono tornate in mente tutte le canzoni “You can’t get out of my heart” “Still I’m running back to you” “Let me in” (c’era pure Rossana Casale) e naturalmente “Survivor”, “Friends” e “Together” con Amii Stewart.
Mike Francis ha caratterizzato il pop made in Italy degli anni ’80 regalandoci brani memorabili, entrando in classifica in Inghilterra (impresa riuscita a pochi nel nostro paese) riempiendo gli stadi nelle Filippine, eppure ricordo che mentre dal centro Italia in giù tutti sapevano chi fosse, a Milano quasi si stentava a riconoscerne i meriti, salvo quei due o tre successi ben assestati.
Oggi siamo un po più globalizzati ma solo 20 anni fa esisteva una differenza netta tra la musica consumata al nord e al sud quasi come quella newyorkese da quella californiana, al nord c’era una predominanza elettronica al centro sud prevaleva la melodia anche nella musica per ballare.
La prima metà dei 90s è stata caratterizzata da pentimenti come quello di Spagna, (il grande salto, Raf lo aveva fatto anni addietro) ma il passaggio al canto in italiano anche se anticipato anni prima da “Noi” episodio isolato in coda all’album dell’86. mi aveva stupito.
Presagio.
“Francesco innamorato” era affatto male, la vera sopresa fu però “Crossing the liquid mirror” un misto di etno pop il cui brano di punta “The love dance” è stato incluso in un’inenarrabile serie di compilation chill-out, veramente accattivante, solo allora avevo ritrovato la “mano” di questo nostro buon artista.
Ancora memoria spannata qualche settimana fa, quando ho ritrovato una vecchia canzone dei Floaters intitolata “Float on” ed anche lì, ricordi in movimento sull’onda del “Ma quando e dove ho già risentito questo brano?”.
Sicuro, era tra i brani di questo minicapolavoro passato inosservato.
Frattanto di album ne è uscito anche un altro “Beneath another sky” probabilmente non bello come il primo, ma se vi capitasse a tiro uno di questi lavori dei “Mystic Diversions” non lasciatevelo sfuggire.
La musica è fatto soggettivo sì, ma io li ho ascoltati centinaia di volte entrambi e non mi sono ancora stancato.
