Leali spioni

Il can-can su Prodi e la moglie spiati dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Entrate, come scrive oggi Repubblica.

A parte il fatto che oltre a Prodi e alla moglie (che si dice essere intestataria di parte degli averi del marito, come da tradizione politica italiana) sarebbe stata tenuta d’occhio d’occhio una pletora di altre persone in vista della politica, dell’economia e dello spettacolo: il solito Berlusconi, Rutelli, Tremonti, Fassino e D’Alema, il senatore Napolitano prima che prendesse la residenza al Quirinale, ma poi anche Totti, Del Piero, Giorgia Palmas e certamente una valanga di altri.

Ai miei tempi, se 117 (tanti quanti il numero telefonico, casi della vita eh?) finanzieri andavano a guardarsi le dichiarazioni dei redditi, verificando conti correnti bancari, ricostruire intrecci di proprietà, auto di lusso, barche, confrontando la reale situazione finanziaria con quella comunicata al fisco,  la gente pensava che facessero bene ad andare a fare le pulci ai chi razzola male.

L’indagine deve essere basata su regole certe per il cittadino, giusto, ma in tema fiscale le regole si capovolgono, prima si indaga poi si avvisa, l’innocenza costituzionale è riletta e la colpevolezza è certa fino a prova contraria.

Se Finanza e Agenzia dell’Entrate di mestiere rovistano nei redditi degli altri, è plausibile che abbiano fatto lo stesso con gente un po’ più in vista proprio perché quello è il lavoro per cui gli italiani gli pagano lo stipendio?

E chi usa una parola che indica un gesto infame come “spia” a proposito di chi lavora per la  collettività, siate voi Repubblica, il Corriere, l’Unità o chi altri, dovreste provare un profondo senso di vergogna.



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