Il padrone di Armaduk

E’ una sera di fine anni ’80, abbiamo finito di lavorare e nell’ufficio al primo piano ce ne stiamo a chiacchierare con quelli della produzione; c’è Manuela, Maddalena, Marina e il superproducer Andrea.

Ambrogio arriva un po’ trafelato ma sorridente, ha finito di registrare i suoi “fegatelli” gli annunci che vengono poi montati con i servizi e tutt’insieme faranno la puntata Jonathan, appoggia le sue cose e inizia a raccontare barzellette, così andiamo avanti a ridere per un’ora e settimanalmente la storia si ripete.

Si finisce impegnati in altri lavori e ci si perde di vista, conoscersi ed essere amici sono cose differenti, poi arriva la notizia dell’incidente, della paralisi e non ne so altro fino a qualche anno fa.

Lavoro con Giampiero un documentarista conosciuto al tempo di Jonathan e devo passare in ufficio a sbrigare faccende burocratiche, chiacchieriamo, una porta si apre e lo resta abbastanza per intravedere un letto da ospedale, io impacciato chiedo se Ambrogio stesse lì, se posso salutarlo.

Mariagrazia, sua sorella, è lì con lui come ogni giorno; entro, saluto, fatico a capire le parole che dice, c’è chi le interpreta per darmi il saluto, per chiedermi, per cercare di ricordare, a un certo punto mi dice: “Senti Francesco, ma.. come si chiamava quello speaker? Quello antipatico, con la barba..?”. “Andiamo bene!” dico io “Fortuna che la barba io non ce l’ho” lo guardo e negli occhi mi sembra che voglia ridere.

Uscendo penso che saranno passati dieci o undici anni e  Ambrogio continua ad avere voglia di raccontare barzellette.

Per questo ora che dappertutto leggo “E’ morto Fogar”  mi torna in mente il tempo di Jonathan, l’incontro inaspettato, la sua forza d’animo e mi convinco che anche adesso non è cambiato proprio niente, ha solo preso la strada di un’altra avventura.



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