Il fattaccio

Ieri sera completato il pasto di orecchiette e altre leccornie pugliesi, stavamo in piedi alla cassa aspettando la sventagliata del conto e iniziando a infilarci le giacche antiproiettile, sistemato il braccio sinistro faccio per alloggiare il destro con il tipico movimento di fenditura dell’aria semiorizzontale.

In quel momento mi ingombra il punto morto una ragazzetta biondina che protesta per le dita “a tanto così” dagli occhi.

Mica me ne ero accorto, mi scuso, le chiedo se va tutto bene, se le ho fatto male, che mi dispiace;  ma borbotto: “Però pure lei però, vede che mi sto infilando la giacca e si infila proprio dove non posso vederla, bastava aspettasse un instante.”

La ragazza la ritroviamo fuori a fumare, ci avviamo alla macchina dissodando un pacchetto nuovo di Marlboro e Simo mi fa: “Ma quella ragazza là non era Irene Grandi?” dico di no, se lo fosse stata l’avrei riconosciuta “Ti dico che è lei!” “E io ti dico di no” mentre rovisto le tasche in cerca di un accendino.

“Va be, chiedo a quelli la davanti” torno indietro “Scusate, avreste da accendere per cortesia?” la biondina tira fuori l’accendino e mentre libera la fiamma mi fa: “Oh, ma non ci si conosce io e te?”.

La guardo meglio, sì aveva ragione Simo: “Fatti vedere.. tu, sei Irene! Certo che ci si conosce!” e giù gli abbracci, i “Come stai?” gli “E allora adesso che fai?” e i via discorrendo personali.

Intanto mi scuso pubblicamente per l’involontaria manata nell’occhio, ché di cantanti non vedenti ce ne sono abbastanza.



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