Leggo che c’era una bella folla a Fiumicino ad aspettare i nostri procuratori di medaglie a Pechino, applausi per tutti e autentica ovazione per Valentina Vezzali; peccato non essere stato là anche io ad applaudire e certo non perché qua si stia male o per nostalgia del patrio suolo, ma per lei, per Valentina.
Non la conoscevo se non di fama e il mio primo incontro è stato durante la premiazione che ho l’onore di cerimoniare qui a Casa Italia per il CONI; ho seguito servizi e interviste rilasciate scendendo dal podio del terzo oro olimpico, mi aveva colpito sentirla citare Eros Ramazzotti e mi sono detto: “Sarebbe una dj eccezionale per Radio Italia”.
Stiamo sul divanetto in attesa del collegamento con Cologno e parliamo di vita, di musica e di fotografia e le dico che sarebbe bello se si prestasse a farne una con me mentre mi punta al petto il fioretto, dice “sì” e penso che lo dica come se fosse la strada più semplice per liberarsi di qualcuno che risultasse molesto.
Promesso, promesso, poi ciao.
Lei torna dopo qualche giorno con le amiche e un’altra medaglia al collo; ancora parole per riempire l’attesa del collegamento e riparliamo della mia foto che, sorpresa “Certo che la facciamo! Ho messo in macchina il fioretto con cui ho combattuto stasera..”
Le uniche specialità medicinali di mia conoscenza buone per gli attacchi cardiaci non sono reperibili in Cina, quindi capirete come siano passate le ore tra la promessa e la sua realizzazione: premiazione, interviste tv, cena, interviste giornali, diretta RAI..” ogni volta passando mi rassicurava su ciò doveva fare, sui tempi, “Tu sta qui eh..” così fino all’una di notte abbondante.
Vieni con me.” vado: macchina, sacca, fioretto “Dai Fra, rientriamo.” facciamo la foto, 200 scatti per essere certi di non avere perduto nessuna posa mentre io avanzo per fare che il fioretto si incurvi più visibilmente sul mio petto e Valentina si preoccupa: “Ma così ti faccio male!”
A me non importava l’integrità della cassa toracica, era sufficiente che non mi uccidesse, la ringrazio per la simpatia e la disponibilità, faccio per salutarla e lei chiede se c’è un pennarello.
C’è.
Scrive sull’arma “A Francesco ..in punta di fioretto” lo firma e me lo regala; lì sì che ho rischiato la vita: touché.

