Argento… a 24 carati!

Ieri sera sono stato al National Stadium di Pechino per assistere alla cerimonia inaugurale dei giochi olimpici, senza dubbio uno degli spettacoli più imponenti ed emozionanti a cui abbia assistito in tutta la mia vita.

Ci si muove da Casa Italia con notevole anticipo per consentire a tutte le 160.000 persone previste di prendere posto per tempo sulla propria poltroncina (no, niente cuscini salvaculo da appoggiare sulla gradinata, ma comodi sedili in materiale plastico) tenuto conto delle variabili ambientali tra cui il blocco del traffico per un’area sufficientemente grande da garantire la sicurezza: molta strada a piedi, lunghe file per chi ha uno zaino o una borsa ma fortunatamente refrigerate da vaporizzatori.

Prima di arrivare al controllo c’è tutto il tempo per socializzare con le rappresentanze di mondo presenti qui, fare smorfie nelle telecamere delle televisioni per comunicare la gioia della partecipazione e poi ognuno per la sua strada dopo la foto segnaletica di cui l’organizzazione chiede di essere omaggiata.

Vialetti, ponti su fossati, scale e infine su per l’ultima rampa verso l’ingresso al nido d’uccello che l’architettura dello stadio rappresenta; prendo l’ascensore fino al quinto piano, compro beveraggi e faccio conoscenza con il kit di partecipazione allo spettacolo lasciato su ogni poltrona: una specie di spada laser a più programmi che agitata visualizza disegni grazie alla fila di led verticali, un “triccabballacche” di plastica, una torcia, un foulard bianco e rosso, una scatola con 5 bracciali in gomma simbolo dei cerchi olimpici, un libro di benvenuto, una bandiera, acqua o cocacola in bottiglia e un impermeabile se dovesse piovere, ma solo a fine evento poiché tutti i posti sono coperti.

Le ore che precedono l’inizio sono allietate da esibizioni di artisti di mezzo mondo, l’ultima ora è dedicata all’indottrinamento per la partecipazione con le luci, i foulard, i tamburelli e il resto con annunci dei presentatori e video d’animazione a supporto.

Lo spettacolo l’avrete visto in tv, ma dal vivo in certi momenti era davvero da togliere il fiato.. con effetti visivi che in tante occasioni mi hanno lasciato a chiedermi come cavolo avessero potuto realizzarli: le lucine che cadono dal cielo e disegnano sul pavimento il simbolo olimpico e poi si sollevano a mezz’aria, come fossero milioni di lucciole coreografate, e magari lo erano.

Grande emozione dicevo, che vale da sola il viaggio in questo paese lontano, interessante e cordiale anche se l’inglese lo parlano in pochissimi e comunicare ha qualche oggettiva difficoltà (PS: un po’ di foto di questi giorni le trovate sul mio Flickr)

Oggi invece si è entrati nel vivo delle gare con emozioni di altro tipo, i record olimpici italiani in varie discipline del nuoto, ma soprattutto il quasi oro di Davide Rebellin, mancato per un soffio e per questo fonte di qualche amarezza sebbene un argento non sia proprio da buttare: il cronista tv sul finale ha detto: “Non ce la ha fatta!” ma io, presentandolo sul palco di Casa Italia per i riconoscimenti del CONI ho aggiunto: “Se un argento significa non farcela, allora, anche sperando di poter fare meglio, sarebbe bello che tutti i nostri atleti potessero non farcela a questo modo”.

Qualcuno infatti in queste ore sta già mettendo le proprie cose in valigia, altri hanno grandi prospettive per le gare che li attendono e mi auguro davvero che ci siano tante occasioni per incontrarle, giacché ogni occasione significa almeno una medaglia nei rispettivi palmares.



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