Arrivo trafelato al checkin di Fiumicino dopo una lunga corsa che includeva pure un passaggio in navetta per il trasbordo dai voli nazionali a quelli internazionali cercando di salire su un aereo che avrebbe dovuto partire già 5 minuti prima: il solito ritardo di Alitalia sul Milano-Roma che mi fa domandare per quale ragione non lo ufficializzino sui propri orari evitando maratonismi al cardiopalma a poveri sedentari come me.
L’addetta sta ricontando le carte di imbarco, 270 con 271 passeggeri e il conto non le torna per quante volte lo rifaccia, “Morte tua, vita mia” sull’aereo ci salgo e attraversandolo in cerca del posto saluto un po’ dei nostri atleti che vanno a Pechino vestiti di tutto tricolore (by Freddy) augurandogli di fare un buon lavoro.
Invece no, il mio posto è proprio in mezzo a loro e mi ci siedo con la faccia soddisfatta di una volpe che per entrare nel pollaio non deve neppure scavalcare il recinto e tra l’accennato dissenso di chi si era già sistemato per approfittare dei posti vuoti nella speranza di sonnecchiarsi il volo.
In massima parte sono tennisti con i rispettivi allenatori, con l’eccezione del velista Luigi viale seduto tre poltrone alla mia destra, sull’altro versante confino con Giampaolo Coppo e la sua protetta Mara Santangelo, con Francesca Schiavone, con Corrado Barazzutti commissario tecnico della delegazione della racchetta e un po’ più sparsi gli altri tra una nuvola di cinesi.
Avere avuto sempre poco a che fare con gli sportivi e lo sport in genere mi induce a osservarli con più attenzione, quello che dicono, come lo dicono e come si muovono, l’idea è farmene un’idea: mi sembra una buona idea considerato che fino alla fine delle Olimpiadi saranno i miei principali interlocutori e la prima impressione è buona, un gruppo affiatato ed emozionato per l’avventura.
Su Air China servono la cena ma tralasciano i beveraggi rimandandoli al secondo passaggio, dopo avere servito tutto il pollo con il riso o il vitello con le patate; qualcuno inizia a far notare la cosa e per tutta risposta Flavia Pennetta a vario titolo considerata la numero uno del tennis italiano, si alza e sparisce dietro una parete per ricomparire poco dopo con una pila di bicchieri e una bottiglia d’acqua e versare da bere a tutti, amici e sconosciuti.
Un gesto significativo dello spirito, per il quale la ribattezzo “La Trilly delle acque minerali d’alta quota”, lei mi sorride.. le scatto una foto mentre e penso che come minimo dovremmo darle una medaglia.

